Tra illusionismo e opportunismo, io ho scelto Palermo.

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Ogni anno, in prossimità degli anniversari delle stragi di Capaci e via D’Amelio, in cui persero la vita dei siciliani con i cosiddetti, si consuma una squallida caccia al titolo in prima pagina.

Comunicati e proclami, intrisi di formalismo e retorica, scandiscono i ritmi di due giornate “celebrative” in cui molti palermitani possono alleggerire il peso della propria coscienza, salvo poi tornare ad infischiarsene della mafia, della cattiva amministrazione e delle piccole e grandi ingiustizie quotidiane che caratterizzano la nostra terra, bellissima e disgraziata.

Non ci sono margini d’interpretazione: prima si commemoravano dei grandi uomini, ora si celebra il sacrificio della loro immagine alla politica. Anzi, alla comunicazione politica, che ne ha fatto un potenziale strumento di mobilità sociale per ominicchi e quaquaraqua.

Non serve fingere disinteresse. Non giova tentare di canalizzare l’attenzione su soluzioni apparentemente semplici. Il Re è nudo! E fa anche ribrezzo.

Tuttavia, «anche se le parole non perderanno mai il loro potere», servono fatti concreti per restituire dignità ai cittadini oppressi dal privilegio e dal malaffare.

In altri termini, per liberarci del parassitismo, dobbiamo comprendere sino in fondo il significato della parola “libertà”. Dobbiamo credere nelle nostre potenzialità. Dobbiamo avere il coraggio e la voglia di dare un piccolo contributo alla comunità in cui viviamo.

Io ho scelto di prendere le distanze da chi, seppur giovane anagraficamente, è già vecchio dentro.
Io ho scelto di dedicare una parte del mio tempo libero alla tutela del bene comune.
Io ho scelto di amare questa città anche se così com’è non mi piace.

Lungi dal voler urtare la sensibilità di alcuno, mi chiedo: gli altri, invece, cosa hanno scelto?

Tu che ne pensi ?

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