Ogni anno, in prossimità degli anniversari delle stragi di Capaci e via D’Amelio, in cui persero la vita dei siciliani con i cosiddetti, si consuma una squallida caccia al titolo in prima pagina.
Comunicati e proclami, intrisi di formalismo e retorica, scandiscono i ritmi di due giornate “celebrative” in cui molti palermitani possono alleggerire il peso della propria coscienza, salvo poi tornare ad infischiarsene della mafia, della cattiva amministrazione e delle piccole e grandi ingiustizie quotidiane che caratterizzano la nostra terra, bellissima e disgraziata.
Non ci sono margini d’interpretazione: prima si commemoravano dei grandi uomini, ora si celebra il sacrificio della loro immagine alla politica. Anzi, alla comunicazione politica, che ne ha fatto un potenziale strumento di mobilità sociale per ominicchi e quaquaraqua. Continua a leggere…

















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